Augusto a Trastevere – Tirasòle dal 1954

425314443_45f8e68fdf.jpgVai da Augusto a Trastevere, o come lo chiamano gli affezionati – probabilmente dei masochisti o altri incivili come il proprietario – Augustarello e fai la fila fuori, venti minuti, sempre pieno a pranzo e a cena. E’ pensi che sia sinonimo di qualità. Ingenuo/a!

Già affisso al muro c’è una recensione tratta da un famoso quotidiano il cui titolo recita più o meno così “Se vai da Augusto a Trastevere e chiedi la cicoria lui risponde: fattela a casa tua“. Sarebbe dovuto essere il primo campanello d’allarme. Infatti qui non ti viene dato un menù di riferimento, ordini senza sapere i prezzi, e gli/le stranieri/e senza sapere cosa si andranno a mangiare. Ti vengono lanciate le posate, poco male uno pensa, ti sconteranno sul servizio (doppiamente ingenui/e!), ma soprattutto al momento del conto, arriva un tale che ti scrive il conto, con un’aria da margiasso, sulla tovaglia di carta su cui si è appena mangiato.

Silenzio. Ci guardiamo tra di noi. Nessuno osa parlare.

Scusi, mi può fare la ricevuta?“. No, perchè 70 euro per aver mangiato due involtini in croce senza prezzo, per esserci apparecchiati da soli, per esser stati serviti da una cameriera scocciata, ma soprattutto, per dover pagare le TUE tasse, TU che fai 150 coperti al giorno e hai un ristorante a Trastevere, senza fare una ricevuta al giorno… bhè scusa, ma quella faccia scocciata e quello sbuffare alla mia richiesta te la puoi anche risparmiare.

Ma purtroppo in tutto il centro è così. In qualsiasi ristorante si vada, Obitorio compreso (anche noto come I Marmi). Stessa scena. Solo che “il padrone” era seduto in cassa, nullafacente, perchè non emetteva neanche una ricevuta da anni, dopo aver portato il conto scritto nell’usuale block notes a quadretti, mi guarda e mi tratta come una poraccia.

Ma vivo in un paese incivile perchè tutti questi ristoranti sono in pieno centro e quindi c’è qualcosa che non torna. Sarà che ogni ristorante ha un goloso e incivile protettore ?