2+2=3 (…sulla necessità di una nuova legge elettorale)

Mentre Berlusconi si prepara a un’eventuale Marcia su Roma e Bossi lucida i fucili per la sua Rivoluzione, mentre Fini brinda ubriaco all’imminente Vittoria e Storace rispolvera l’amata camicia nera delle Grandi Occasioni (la marcia….la marcia….), mi sono messo a rileggere un interessante articolo che all’indomani delle scorse elezioni venne pubblicato sulle scienze.

L’articolo metteva in evidenza come il sistema elettorale vigente al Senato, con un premio di maggioranza su base regionale per le coalizioni che riescono a vincere in una data regione ma non a sfondare la soglia del 55% dei consensi, sia sostanzialmente (matematicamente) un sistema caotico.

In pratica tale sistema assegna a ogni regione un numero di senatori eleggibili (il Lazio ad esempio ne ha 27) e un eventuale premio di maggioranza per il partito o la coalizione che vince ma non stravince. In pratica funziona così: se una coalizione o un partito stravince in una regione ottiene il 55% dei senatori eleggibili (nel Lazio 15); se invece nessun partito o coalizione stravince, o come si dice in gergo politico ‘sfonda’, allora si applica il premio di maggioranza. Nella mente di Calderoli (solo nella sua) il premio doveva servire a garantire un risultato migliore a quella coalizione che avrebbe vinto ma non stravinto le elezioni in una qualsiasi regione. Doveva produrre maggioranze stabili in grado di salvaguardare la governabilità del Paese.

Un esempio pratico demolisce la logica calderoidea. Immaginiamo che il Senato sia composto da solo due regioni: Puglia e Lombardia. Immaginiamo che il centro-sinistra prenda il 57% dei voti in Puglia (che esprime 21 senatori) e il 48% in Lombardia (che esprime invece 47 senatori), mentre il centro-destra ottenga il 42% in Puglia e il 51% in Lombardia. Sulla base delle semplici percentuali avremmo che il centro-sinistra otterrebbe 35 senatori e il centro-destra 33. Ma attenzione: in Lombardia nessuna delle due coalizioni ha stravinto. Perciò si deve applicare il premio di maggioranza. Col premio di maggioranza al centro-sinistra vanno 21 senatori (anzichè 23) e 26 al centro-destra. Il totale? Cs 33 – Cd 35 (un risultato esattamente contrario al precedente!).

Questo scombinamento caotico dei risultati a causa del premio di maggioranza è in qualche modo ‘comprensibile’ prendendo in considerazione solo due regioni. Ma se prendiamo in considerazione le possibili combinazioni dei risultati e dei relativi premi di maggioranza applicati su tutte le regioni otteniamo il caos, specie se la competizione elettorale vede contrapposti due o più coalizioni che non riescono a prevalere nettamente l’una sull’altra.

Ecco perchè forse sarebbe il caso per il futuro, possibilmente prima di votare ancora, di rivedere il ‘porcellum’ di Calderoli a meno che di non essere sicuri (come lo è il centro-destra) di stravincere le prossime elezioni in ogni regione. Ma storicamente dal 1994 a oggi non c’è mai stata una vittoria schiacciante, una percentuale cioè di consensi per una coalizione o un partito superiore 45%.

E allora? Allora viva la vittoria ma non la stravittoria. Viva il premio di maggioranza. Viva il caos.

P.S. A Calderò, facce Tarzan!!!