In attesa di un giorno nuovo

E cosi’ l’Italia si prepara di nuovo ad andare a votare. Andremo a votare per i simboli che troveremo su una scheda. Simboli obsoleti, marcescenti, inattuali. Ci e’ stato tolto il diritto alle preferenze. Quindi non ci sono alternative che confermare il consenso al “proprio” partito che, a sua volta, scegliera’ i candidati da cooptare nella casta rigeneratasi.
La gerontocrazia ha inventato l’ultima beffa democratica: la conferma necessaria di se stessa.

Leggo e guardo le reazioni tra la gente nel paese, nei blog, nei commenti.

Ormai il clima che regna e’ quello di una rassegnazione che, purtroppo, e’ il retaggio della nostra storia. Cambiano i padroni, i dittatori, i populisti, rimane un popolo che cerca di salvarsi dal proprio destino con le solite armi individuali, familiari o di clan.
Mai come ora pero’ questo paese e’ ostaggio della propria classe politica, debole e senza un’idea del Paese, pericolosamente questuante presso il Vaticano, composta da individui meschini, mediocri anche nella loro conclamata disonesta’.

Nessuno si aspetti che queste elezioni cambino qualcosa. Il teatrino della campagna elettorale si sta per muovere ancora. E sentiremo le solite e usate promesse, le grandi analisi, parole vuote che cercheranno una debole approvazione da una nazione disillusa e umiliata.

Questo paese per certi periodi ha avuto dei politici di statura, sia nel bene che nel male, ma comunque capaci di intercettare e convogliare un entusiasmo e una forza sociale.
Vedo ora solo ominicchi muoversi con l’arroganza degli stolti, fare la voce grossa, atteggiarsi da grandi statisti. Passeranno alla Storia del nostro paese come i peggiori, l’epigrafe del declino, come i convitati di Nerone ad una cena sontuosa mentre fuori arrivano i miasmi della citta’ in fiamme.

Vorrei vedere una speranza, ma non so dove guardare….