Se il buongiorno (di un cittadino) si vede dal mattino (della propria esistenza)

Oggi in una delle quotidiane gallerie di Repubblica Roma era mostrato un mini reportage delle sale  e di altri luoghi di attesa (leggi scale) del reparto Ostetricia-Ginecologia del San Camillo sulla Circonvallazione Gianicolense di Roma.

Ora, so che la mia immaginazione è inquinata da tanta tv e da tante serie televisive statunitensi sui dottori (ER, Dr House, Gray’s Anatomy, ecc.) ma vedere tanto degrado, tanto squallore in un Ospedale, che ha addirittura un reparto di III livello e che sia rinomato in Italia, bhè, a me fa tristezza. Capisco che la sanità italiana non ha i soldi per pagare il personale, figuriamoci se ne caccia per cancellare le scritte da vandalismo liceale ogni qualvolta si presentino.

Però io mi chiedo, TU che scrivi sui muri di un ospedale che è arrivato tuo figlio o tua figlia, non pensi che quel luogo sia di tutti? E che la civiltà sta nel mantenerlo uguale o migliore di prima per coloro che ne usufruiranno successivamente. E invece no! Devi comunicarci che tuo figlio sarà un gran romanista e che crescerà a pane, totti e manganelli (pensa che cittadino ne verrà fuori).

Un futuro cittadino romano

Un futuro cittadino romano

La mia teoria sul grado di inciviltà di un popolo basata  sull’interesse del qui e dell’ora e riservata esclusivamente a proprio beneficio e a quello del proprio clan è qui esemplare.

Le scale che portano al reparto di ginecologia del San Camillo

Le scale che portano al reparto di ginecologia del San Camillo

Ovvero: Scrivo sul muro dell’Ospedale rendendolo uno schifo per ricordarvi che mio figlio c’è. Benefici dello scrivente (tutto il mondo sa che suo figlio esiste ed è nato a tal giorno e tale ora). Benefici per il resto del mondo: nessuno. Ma intanto il muro fa schifo.