Mi piace scrivere della quotidianità. E’ troppo facile scrivere e criticare i programmi elettorali dei politici nostrani, bisogna comunque farlo, ma è come sparare sulla croce rossa. Che siamo stanchi e stanche di questo teatrino del riciclo delle stesse facce è, oramai, palese. Ma mi piace anche raccontare di quello che mi succede nella vita di tutti i giorni, delle discussioni e delle litigate con amici più o meno radical chic e/o che “militanti”. Anch’essi, densi di contraddizioni.
Sull’uso della plastica…
Di spazzatura in questo blog ne abbiamo parlato. Morale ma anche concretamente quotidiana, quella di Napoli.
E’ vero che di spazzatura in eccesso ce n’è tanta e prima o poi dovremmo eliminarla.
Ma perchè nessuno parla di una decrescita del consumo, se non nelle associazioni simil sfigate che vengono tacciate di ecologismo talebano?
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L’ANALFABETA POLITICO
Il peggiore analfabeta
è l’analfabeta politico
Egli non sente, non parla,
nè s’importa degli avvenimenti politici.
Egli non sa che il costo della vita,
il prezzo dei fagioli,del pesce, della farina,
dell’affitto, delle scarpe e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.
L’analfabeta politico è così somaro
che si vanta e si gonfia il petto
dicendo che odia la politica.
Non sa l’imbecille che dalla sua
ignoranza politica nasce la prostituta,
il bambino abbandonato,
l’assaltante il peggiore di tutti i banditi,
che è il politico imbroglione,
il mafioso corrotto,
il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali
Bertold Brecht
Vai da Augusto a Trastevere, o come lo chiamano gli affezionati - probabilmente dei masochisti o altri incivili come il proprietario - Augustarello e fai la fila fuori, venti minuti, sempre pieno a pranzo e a cena. E’ pensi che sia sinonimo di qualità. Ingenuo/a!
Già affisso al muro c’è una recensione tratta da un famoso quotidiano il cui titolo recita più o meno così “Se vai da Augusto a Trastevere e chiedi la cicoria lui risponde: fattela a casa tua“. Sarebbe dovuto essere il primo campanello d’allarme. Infatti qui non ti viene dato un menù di riferimento, ordini senza sapere i prezzi, e gli/le stranieri/e senza sapere cosa si andranno a mangiare. Ti vengono lanciate le posate, poco male uno pensa, ti sconteranno sul servizio (doppiamente ingenui/e!), ma soprattutto al momento del conto, arriva un tale che ti scrive il conto, con un’aria da margiasso, sulla tovaglia di carta su cui si è appena mangiato.
Silenzio. Ci guardiamo tra di noi. Nessuno osa parlare.
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