Che strana città Roma e che strano sindaco la guida.
Anche se cerca in tutti i modi di nasconderlo è un dolce nostalgico, si commuove al solo ricordo della ventennale accoppiata manganello e olio di ricino, del sommo Marinetti e dell’innovativo Manifesto futurista.
Per il centenario della nascità di questo si festeggerà in tutta la capitale, alzando il tradizionale saluto romano, ricordando i poetici suoni, BRAAAAM, che il sommo artista ha esplorato.
Folle intere passeggerano per la città, anzi, marceranno sulla città.
Siamo impazienti e non vediamo l’ora di unirci ai festeggiamenti. Lì nelle strade vicino a tanti giovani che tra un pestaggio ed un altro non mancano mai di inserire un “gasp” od un “gulp”.
Dovremmo rinunciare al festival della fotografia, ma chi se ne frega. Davanti ad un ZANG TUMB TUMB nient’altro conta.
A GIANNI !
Giorni fa ho inserito un video dove Guzzanti imitava un melanconico Rutelli che rimpiangendo il suo posto in campidoglio, ricordava all’amico Silvietto il lavoro svolto dal centro sinitra per aiutare la sua carriera.
Oggi che il posto di sindaco è nuovamente disponibile inizia la scesa in campo. Dal più piccolo e insignificante ai più grandi è pronto un nome, una pedina da piazzare sulla scacchiera. C’è chi fa l’indeciso perchè sotto sotto adora essere implorato e chi fa lo sborone dando per scontato la propria vittoria.
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Vai da Augusto a Trastevere, o come lo chiamano gli affezionati - probabilmente dei masochisti o altri incivili come il proprietario - Augustarello e fai la fila fuori, venti minuti, sempre pieno a pranzo e a cena. E’ pensi che sia sinonimo di qualità. Ingenuo/a!
Già affisso al muro c’è una recensione tratta da un famoso quotidiano il cui titolo recita più o meno così “Se vai da Augusto a Trastevere e chiedi la cicoria lui risponde: fattela a casa tua“. Sarebbe dovuto essere il primo campanello d’allarme. Infatti qui non ti viene dato un menù di riferimento, ordini senza sapere i prezzi, e gli/le stranieri/e senza sapere cosa si andranno a mangiare. Ti vengono lanciate le posate, poco male uno pensa, ti sconteranno sul servizio (doppiamente ingenui/e!), ma soprattutto al momento del conto, arriva un tale che ti scrive il conto, con un’aria da margiasso, sulla tovaglia di carta su cui si è appena mangiato.
Silenzio. Ci guardiamo tra di noi. Nessuno osa parlare.
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