425314443_45f8e68fdf.jpgVai da Augusto a Trastevere, o come lo chiamano gli affezionati – probabilmente dei masochisti o altri incivili come il proprietario – Augustarello e fai la fila fuori, venti minuti, sempre pieno a pranzo e a cena. E’ pensi che sia sinonimo di qualità. Ingenuo/a!

Già affisso al muro c’è una recensione tratta da un famoso quotidiano il cui titolo recita più o meno così “Se vai da Augusto a Trastevere e chiedi la cicoria lui risponde: fattela a casa tua“. Sarebbe dovuto essere il primo campanello d’allarme. Infatti qui non ti viene dato un menù di riferimento, ordini senza sapere i prezzi, e gli/le stranieri/e senza sapere cosa si andranno a mangiare. Ti vengono lanciate le posate, poco male uno pensa, ti sconteranno sul servizio (doppiamente ingenui/e!), ma soprattutto al momento del conto, arriva un tale che ti scrive il conto, con un’aria da margiasso, sulla tovaglia di carta su cui si è appena mangiato.

Silenzio. Ci guardiamo tra di noi. Nessuno osa parlare.

(Continua…)